1 – LA NUOVA VIA DELLA SETA

La millenaria “Via della Seta” che collegava l’estremo oriente all’Impero Romano potrebbe tornare in auge grazie al nuovo piano economico annunciato dalla Cina nel 2013 denominato “O ne Belt, One Road ” (OBOR).
Tale iniziativa strategica si prefigge l’obiettivo di sviluppare scambi commerciali e culturali tra numerosi paesi favorendo l’integrazione del mercato e creando un quadro di cooperazione economica a beneficio di tutte le regioni coinvolte. Come già accadeva in passato, la nuova Via della Seta si svilupperà su diversi percorsi via terra e via mare; la vasta regione del Sud–est asiatico diventerà quindi snodo principale dei commerci internazionali da e verso la Cina, subendo forti trasformazioni. La nuova Via della Seta, infatti, mira a collegare la Cina all’Asia Meridionale e Centrale, alla Russia, all’Africa e all’Europa, con l’obiettivo di creare nuove connessioni tra i Paesi, migliorandone anche le infrastrutture, costruendo
porti e ferrovie, per rendere praticamente verificabile l’ambizioso progetto. In particolar modo si punta alla realizzazione di due direttrici principali: la cosiddetta ” Silk Road Economic Belt” finalizzata a sostenere i trasporti terrestri e la “Maritime Silk Road” per il commercio via mare.
La “Via della Seta Marittima del XXI secolo”, si propone di creare un collegamento con l’Europa attraverso il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano, e con il Pacifico Meridionale attraverso il Mar Cinese. La via di mare ( One Belt) , si estenderà dalla Cina fino a Venezia, passando per il Sud-est asiatico, l’Oceano Indiano, il Golfo Persico e il Nord Africa. Nello specifico la Maritime Silk Road nasce a Quanzhou, nella provincia cinese del Fujian, tocca i porti di Beihai e Haikou per poi raggiungere lo Stretto di Malacca, in Malesia e, una volta giunti a Kuala Lumpur, si prosegue per il porto di Kolkata in India, e attraversando l’Oceano Indiano si raggiunge il Corno d’Africa e servendosi del Canale di Suez si approda al Mar Mediterraneo. L’Italia sarebbe direttamente coinvolta nel progetto, offrendo “l’ultimo porto” del Mediterraneo prima del transito delle merci verso il Nord Europa.
La Via Marittima costeggia tutta l’Asia Orientale e Meridionale, arrivando fino al Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.. Il Sud-est asiatico diventa, pertanto, crocevia che connette i porti della Cina meridionale all’Oceano Indiano. La “Via della Seta Terrestre” (Land Route: T he Belt ), invece, arriva dalla Cina fino alla Spagna attraversando tutta l’Asia Centrale e, sfruttando le infrastrutture già esistenti, sono stati simbolicamente inaugurati vari collegamenti merci diretti fino a Berlino e Madrid. Inoltre, al momento è allo studio anche la possibilità di creare una linea ad alta velocità finalizzata al trasporto di passeggeri, dimostrando che anche la “Nuova Via della Seta” non ha come unico obiettivo lo scambio di merci e lo sviluppo dei mercati, ma anche la connettività interculturale e multietnica tra i Paesi.
In aggiunta alle due vie, marittima e terrestre, si dovrebbe sviluppare anche una terza via, c.d. “Via della Seta Polare” finalizzata a creare un passaggio dalla Russia e uno dal Canada attraverso il Circolo Polare Artico.
L’intero progetto si compone di sei “corridoi”, quattro terrestri e due marittimi, che riguardano le seguenti aree:
● Corridoio economico che collega Cina-Mongolia-Russia(CMREC) da realizzare attraverso
l’integrazione di ferrovie e autostrade;
● Nuovo ponte terrestre Eurasiatico (NELB) che collegherà la provincia cinese dello Jangsu a
Rotterdam attraverso una ferrovia internazionale;
● Corridoio economico Cina-Medioriente-Sudovest Asiatico (CCWAEC)
● Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC)
● Corridoio economico Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIMEC)
● Corridoio economico Cina-Indocina (CICPEC).
L’iniziativa Belt and Road si propone cinque obiettivi principali: il coordinamento delle politiche, la connettività delle strutture, il commercio senza impedimenti, l’integrazione finanziaria e le obbligazioni people-to-people. Per quanto riguarda il coordinamento delle politiche l’intento è quello di fare in modo che i paesi lungo la rotta formulino congiuntamente e su un piano di parità piani di sviluppo e misure per far progredire la cooperazione transnazionale o regionale, risolvendo i problemi derivanti dalla cooperazione attraverso una fase di consultazione e fornendo congiuntamente supporto politico alla cooperazione pratica e all’implementazione di progetti su larga scala. La connettività delle strutture si riferisce alla priorità delle aree di costruzione come parte integrante della strategia di Belt and Road. Saranno fatti sforzi per dare priorità alla rimozione delle barriere nelle sezioni mancanti e alle aree a collo di bottiglia dei principali passaggi di trasporto internazionale, per promuovere la costruzione di infrastrutture portuali e per la rimozione di passaggi di trasporto intermodale terra-acqua. Sarà inoltre promossa la connettività delle infrastrutture, tra cui ferrovie, autostrade, rotte aeree, telecomunicazioni, oleodotti, gasdotti e porti. Tale obiettivo fa parte di un più ampio progetto finalizzato a creare una rete di infrastrutture che collega varie sub-regioni asiatiche con altre parti dell’Asia, Europa e Africa.
Al fine di facilitare il commercio senza impedimenti, saranno prese misure per risolvere i problemi di investimento e di facilitazione degli scambi, ridurre gli investimenti e le barriere commerciali, nonché promuovere l’integrazione economica regionale. Saranno inoltre compiuti sforzi per ampliare la portata degli scambi, promuovere lo sviluppo del commercio attraverso gli investimenti e rafforzare la cooperazione nella catena industriale con tutti i paesi collegati. Per quanto riguarda l’i ntegrazione finanziaria, saranno intraprese azioni per migliorare il coordinamento nella politica monetaria, ampliare la portata del regolamento in valuta locale e gli scambi di valute nonché negli investimenti tra i Paesi che si collocano lungo il percorso, approfondire la cooperazione finanziaria multilaterale e bilaterale, fondare istituzioni finanziarie per lo sviluppo regionale, rafforzare la cooperazione nel monitoraggio dei rischi finanziari e migliorare la capacità di gestire i rischi finanziari attraverso accordi regionali.
In termini di legami tra persone, saranno compiuti sforzi per promuovere scambi e dialoghi tra culture diverse, rafforzare le interazioni amichevoli tra le persone di vari paesi e accrescere la comprensione reciproca e le amicizie tradizionali. Tutto ciò costituirà la base per il progresso della cooperazione regionale.
L’iniziativa Belt and Road sostiene i principi dello sviluppo congiunto del programma attraverso la consultazione con tutte le parti interessate. Saranno utilizzati meccanismi di cooperazione bilaterale e multilaterale già esistenti per promuovere l’integrazione delle strategie di sviluppo dei paesi lungo l’intera tratta. Saranno inoltre compiuti sforzi per istituire un solido meccanismo di lavoro congiunto e per definire un piano di attuazione e una tabella di marcia per l’avanzamento della strategia Belt and Road.

2 – IL TRIBUNALE COMMERCIALE INTERNAZIONALE

Al fine di risolvere le eventuali controversie che possono sorgere in merito alla nuova Via della Seta, è apparso imprescindibile procedere con la creazione, di pari passo con l’innovazione delle rotte commerciali, di un innovativo Tribunale avente il compito di “giudicare i casi commerciali internazionali in modo equo e tempestivo, al fine di creare un sistema di protezione a servizio del Belt&Road” – come si legge espressamente nel testo delle Disposizioni.
La Corte Suprema del Popolo Cinese (SPC) ha così istituito un nuovo tribunale specializzato nella risoluzione delle controversie commerciali internazionali – China International Commercial Court (CICC) – emanando le relative Disposizioni entrate in vigore dal 1° luglio 2018. Il Tribunale di nuova istituzione gode già di due sedi operative: Shenzhen, nella Cina meridionale,
per le controversie relative alla Silk Economic Belt e Xi’An, nella regione nord-occidentale del paese, per la Maritime Silk Road.
Dal punto di vista tecnico, il Tribunale commerciale internazionale è composto da un organo giurisdizionale permanente della SPC il quale ha competenza esclusivamente per le controversie relative al commercio internazionale il cui importo sia superiore a 300.000.000 Yuan cinesi, pari a circa 38 milioni di euro. Inoltre, potranno essere rimesse alla competenza di tale Tribunale le c.d. controversie rilevanti, per tali intendendosi quelle di annullamento o esecuzioni di lodi arbitrali commerciali, nonché quelle che si reputino di significativo impatto nazionale e tutte le altre cause che la Corte Suprema del Popolo Cinese riterrà opportuno sottoporre al giudizio della China
International Commercial Court.
È doveroso evidenziare che tra gli aspetti più rilevanti dell’istituzione della Corte commerciale internazionale vi è la possibilità di applicare anche una legge straniera, laddove ciò sia stato
espressamente previsto dalle parti, ribadendo un principio già accolto dall’ordinamento cinese, dando dimostrazione del superamento della tradizionale chiusura caratterizzante il sistema cinese. Tale previsione consente di incentivare i sistemi di cooperazione internazionale nell’ambito giuridico, con conseguenze sicuramente anche nel settore economico.
Fondamentale per la sottoposizione del caso alla CICC, in coerenza con i principi del diritto commerciale internazionale, è la ricerca del carattere di internazionalità della controversia: tale
elemento si rinviene nel momento in cui almeno una delle parti sia straniera, apolide, o comunque abbia la residenza al di fuori del territorio della Repubblica Popolare Cinese, anche laddove si tratti di imprese con sede all’estero, nonché nel caso in cui il bene oggetto della controversia si trovi al di fuori del territorio cinese, da ultimo nel caso in cui i fatti giuridici che creano, modificano o estinguono le relazioni commerciali si siano verificati al di fuori della Cina. Laddove si rinvenga una tale connotazione di internazionalità la questione viene decisa da una commissione composta da tre o più giudici nominati dalla Corte Suprema del Popolo Cinese e scelti tra i giudici di grado superiore, esperti di trattati e usi internazionali, commercio e pratiche di investimento internazionale, che conoscano il cinese e l’inglese.
Un elemento ulteriore che caratterizza lo svolgimento del processo presso la China International Commercial Court riguarda diversi meccanismi di avvio e gestione della procedura attraverso l’utilizzo di piattaforme elettroniche per i servizi di contenzioso, oltre a quelle per la registrazione online delle pratiche nonchè per le informazioni sui processi comprese la fase di pagamento delle tasse, l’esame dei fascicoli, lo scambio delle prove e le udienze. Tali strumenti consentono di gestire anche controversie “a distanza” consentendo la fruibilità dell’intero sistema. La China International Commercial Court sarà, inoltre, affiancata da una Commissione internazionale di esperti commerciali nell’ambito dei procedimenti internazionali composta da figure professionali straniere esperte nella materia, la cui presenza risulta essere necessaria per la redazione di pareri e mediazioni e per approfondimenti sulle leggi straniere. Tale affiancamento risultava essere l’unica soluzione possibile per evitare di eludere il generale divieto di istituire nuovi giudici stranieri nell’ordinamento cinese.
L’elemento dell’internazionalità della Corte risulta anche dalla possibilità di utilizzare la lingua inglese come lingua ufficiale del processo. Laddove, infatti, il materiale probatorio sia stato
predisposto in inglese non necessita di traduzione in lingua cinese con il consenso delle parti; inoltre, tra i requisiti di nomina dei giudici che vi prendono parte vi è proprio la necessità di
conoscere la lingua inglese e la capacità di impiegarla in ambito lavorativo. Sarà interessante capire i nuovi sviluppi e seguire le ulteriori iniziative che intenderà adottare la
Cina in un’ottica di apertura del mercato e di connessioni interculturali e multiculturali con il resto del mondo, ponendosi come fulcro della “Via della Seta 2.0”.

A Cura dell’Avv. Benedetta Belli e
Dott.essa Fabiola Cappello

Torna in alto